Il Fuoco e lo Zolfo filosofico (2022)

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Sul Fuoco, il Solvente e lo Zolfo degli alchimisti

Alessandro Orlandi

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Parteprima: Il Fuoco e lo Zolfo filosofico

“Nel Portale di destra si vedono i 12 segni dello Zodiaco divisi in dueparti, in ordine secondo la Scienza di Dio e della natura.

Nella prima parte del lato destro sono i segni dell’Acquario e dei Pesci,che sono fuori opera: bisogna segnare e notare ciò.

Poi in opera sono l’Arieteil Toro e i Gemelli, uno sopra l’altro. Sopra ai Gemelli c’è il segno del Leone anche se non è il suo rango che apparterrebbe alCancro, ma bisogna considerare ciò misterioso […]. Quanto all’Ariete Toro eGemelli […] in quel tempo il Saggio Alchimista deve andare incontro allamateria […] universale e non determinata, per averla presa di mira prima che fosseattirata dalle calamite degli individui specifici specificandosi in essi. Quanto al segno del Leone posto sopra i Gemelli alposto del Cancro, è per far capire che c’è qualche cambiamento e un’alterazione delle Stagioni contenuti nel lavoro manuale efisico della Pietra”.

Esprit Gobineau de Montluisant,“Spiegazione curiosissima degli enigmi e figure geroglifiche,fisiche, che si trovano nel grande portale dellachiesa cattedrale e metropolitana di Notre Dame di Parigi”

“I legni, il ferro, lepietre sono dissolti dal fuoco, e tutti sonoricondotti al loro stato primitivo. La medesima causa della generazione lo èanche della corruzione, benché in modi diversi”.

Gli Alchimisti considerano lo Zolfo uno dei tre princìpidella loro Opera e lo chiamano Spirito o materia prima del Sole e dell’Orofilosofico, attribuendogli una natura maschile eignea e la facoltà di coagulare (mentre il Mercurio è solitamente femminile,dissolvente ed acquatico).

I libri di alchimia si esprimono per enigmi e perparabole, ma c’è un punto sul quale molti sembrano concordare: si giunge adottenere sia lo Zolfo che il Mercurio e il Sale alchemici solo invertendo,rovesciando, rivolgendo verso l’interno ciò che, senza l’intervento dell’Arte,avrebbe altrimenti seguito la direzione opposta.

Secondo il “Musaeum Hermeticum” lo Zolfo è “ilcuore di tutte le cose” e nel “Liber de alchimiae difficultatibus”, chefa parte del “Theatrum Chemicum”,ciò che anima gli esseri della natura è definitoproprio come la “parte nascosta dello zolfo”.

Lo si può trovare nelle miniere come zolfo volgare corporeo e terrestre e vasublimato fino ad estrarne le qualità ignee e spirituali. Dice Filalete ne “L’Entrata aperta alpalazzo chiuso del Re”: “Quando l’Oro viene unitoalla sua sposa (cioè l’argento, la Luna), allora anche lo zolfocoagulante che nell’Oro volgare era rivolto verso l’esterno, viene rovesciatoverso l’interno”.

Per Bernardo Trevisano (“De Chemico Miraculo”) “Lo Zolfo non è altro che puro fuoco nascostonel Mercurio”, mentre in Mylius (“Philosophia reformata”) lo zolfofilosofico è “semplice fuoco vivo, che vivifica altri corpi morti” e“nessuno conosce lo zolfo filosofico se non per rivelazione divina.

Nell’“Aurora Consurgens è definitocome “cenere estratta dalla cenere” e vieneparagonato a un drago o all’Ouroboros.

Zolfo e Mercurio sono comunque considerati dagli Alchimisti fratello esorella e spesso le caratteristiche dell’uno vengono attribuite all’altro.

Nel trattato “De Sulphure” (“MusaeumHermeticum”), entrambi hannola caratteristica di dissolvere, uccidere e vivificare i metalli ed allo Zolfoviene attribuita la conoscenza di tutte le cose: “Nel suo regno c’è unospecchio in cui si può vedere tutto il mondo. Chi scruta in questo specchio puòscorgere in esso e conoscere le parti della sapienzadel mondo intero e così, ricolmo di sapienza, perviene a questi tre Regni”.

(Video) IL POTERE DELLO ZOLFO O CORPO DELL'ANIMA presentazione MRA Riccardo Mario Villanova Sammarco

Le sue proprietà sono simili a quelle attribuiteall’elemento fuoco. Lo Zolfo, infatti, consuma e brucia ciò di cui si alimenta,causandone la corruzione e la putrefazione, coagula, tinge e colora il mondo,e, infine, porta a maturazione. E’ associato ai luoghi sotterranei, al fuocovulcanico e, nella simbologia cristiana, all’inferno ed al diavolo.

In alcuni trattatialchemici (ad es. nel “Gemma Gemmarum”), lo Zolfo èun dono che Marte fa a Venere, oppure è prigioniero di Venere e da essa dev’essere liberato.

Flamel, ne “Il Sommariofilosofico”, lo paragona a un drago senza ali che dev’essereunito e fuso con un drago alato (il Mercurio), per ottenere il fermentoindispensabile per l’Opera Alchemica. Lo stesso autore ne“Il libro delle figure geroglifiche” attribuisce alloZolfo, il drago senza ali, la proprietà di coagulare, fissare il dragomercuriale, dalla natura volatile.

Anche secondo il Cosmopolita, lo Zolfo è il coagulo del Mercurio: Infatti c’è differenza tra oro ed acqua ma ce n’è meno traacqua e mercurio ed ancor meno tra oro e mercurio. Perchéla casa dell’oro è il mercurio, la casa di mercurio è l’acqua e lo zolfo inveceè il coagulo di mercurio”.

In uno degli “Aforismi Basiliani”, nel “Theatrum Chemicum”, è detto: “Mail potere di animare, una sorta di colla del mondo, è l’elemento medio tra lospirito e il corpo, è il legame che li tiene uniti entrambi, soprattutto nellozolfo di un certo olio rosso e trasparente, come il Sole nel macrocosmo ed ilcuore nel microcosmo”.

Scrive l’alchimista Dorn che “l’uomo fu, alprincipio dei tempi, zolfo” e che “lo zolfo èun fuoco distruttore che è alimentato dal Sole invisibile”.

Secondo “Il Libro delle Figure geroglifiche di Flamel”: “I due draghi (cioèlo zolfo e il mercurio) sono i due serpenti che si avvolgono attorno allaverga di Hermes e che danno al Dio la capacità di trasfigurarsi e mutarsi a suopiacimento”.

“I due draghi – dice ancora Flameldevono essere chiusi dal Filosofo in un Vasosigillato ermeticamente, e si dissolvono liberando il più letale dei veleni,che, con la forza delle sue esalazioni, può causare la morte diogni cosa vivente.

Il Filosofo, però, non avverte mai queste esalazioni, se ha cura di nonrompere il vaso, ma si rende conto dei mutamenti che avvengono dai diversicolori che si manifestano durante la fase detta della Putrefazione”.

Zolfo e Mercurio vengono anche paragonati da Avicenna a due cani (Cagna di Corascenae Cane di Armenia) che si uccidono mordendosi a vicenda e morendo immersi nelloro veleno che, dopo la loro morte, si trasformerà in acqua di vita.

Dice ancora Avicenna (citato da Flamel) che “le semenze dello Zolfo e del Mercurio siraccolgono dagli escrementi, dalle scorie del Sole e della Luna”.

Fulcanelli ne “Il mistero delle Cattedrali” fa notare che lafrequente affermazione che lo zolfo come materia prima dell’Opera si trovi nelletame o nello sterco, oppure venga “estratto da Venere”, vamessa in relazione con il fatto che Venere è anche nota come Cipride, χύπρις,“l’impura” o χύπρος, “rame eletame”, omofono con Σουφρος, zolfo.

In un dialogo contenuto ne “Il Nuovo lume chimico”, il Cosmopolita ci mostra come lozolfo, generato dalla coagulazione del Mercurio, sia chiuso in un durissimocarcere da cui non potrà uscire se non dopo un tempo lunghissimo e con granfatica. In quel carcere ha dei custodi che lo costringono a fare ciò che essivogliono e viene detto che lo zolfo è l’artefice degliodori e dei colori del mondo, dei fiori e dell’intelletto degli animali,dell’aria pura e di quella corrotta:

“Alchimista: «Signore, in quale soggetto è loZolfo?»

Saturno: «Sappi per certo che questo Zolfo ha grande virtù: la sua miniera sono tutte le cose del mondoperché è nei metalli, nelle erbe, negli alberi, nelle pietre e nelle miniere»”.

E, più avanti:

“Saturno: «Lo Zolfo è la virtù di tutte le cose ed è secondoper nascita ma più vecchio di tutti, più forte, più degno, mafanciullo obbediente»”.

Nel medesimo dialogo Saturno definisce se stesso come il giudice perfettodel carcere in cui giace prigioniero lo Zolfo.

Basilio Valentino ne “Le 12 chiavi dellaFilosofia” ci dà ancora un consiglio sulla preparazione dello Zolfo: “Coluiche vorrà preparare il nostro zolfo incombustibile di tutti i saggi consideridapprima in sé se sta cercando il nostro zolfo in ciò in cui esso èincombustibile. Ciò non può essere senza che il mare salato non abbiainghiottito il corpo e di nuovo l’abbia rigettato dalsuo seno […] e perché non gli succeda nulla di funesto concedigli la volatilitàdell’uccello quel tanto che è sufficiente. Allora il Gallo divorerà la Volpe, in seguito soffocherànell’acqua e, risuscitato dal fuoco, sarà a sua volta divorato dalla Volpe cosìche il simile sarà riportato al simile.

(Video) La morte in Socrate, Platone, Epicuro, Agostino, Montaigne, Heidegger.

Ricordiamo che in Alchimia si distinguono due Opere, una Lunare d’Argento oal Bianco, l’altra Solare, d’Oro o al Rosso. Flamelsostiene che per ciascuna delle due Opere è necessario uno zolfo di tipodiverso e che i due zolfi non devono essere mescolatitra loro, perché, altrimenti, genererebbero un esseremostruoso.

Veniamo ora al “fuoco dei filosofi”, il misterioso agente che, regolatosecondo diversi “regimi” nelle varie fasi dell’Opera, la porta a compimento.

Nel “Libro Segreto dell’arte occulta della pietra dei Filosofi” Artefio distingue tre tipi di fuoco: “Ilprimo – egli dice – è di lampada e continuo, umido,vaporoso, aereo, fatto ad arte per trovare, e la lampada deve essereproporzionata alla chiusura […]. Ilsecondo fuoco è delle ceneri nelle quali è chiuso ilvaso sigillato ermeticamente o piuttosto è quel calore dolcissimo che, proveniendo dal vapore temperato della lampada, avvolge inmodo uguale il vaso. Esso non è violento se non vieneeccessivamente eccitato, è digerente, è alterante, è preso da un corpo diversodella materia, è unico, umido e innaturale. Il Terzo è quel fuoco naturalenella nostra Acqua, la quale è anche chiamata contronatura perché è acqua e nondimeno dall’oro fa un puro spirito, cosa che ilfuoco comune non può fare. E’ minerale, partecipa allozolfo, dirompe, congela, scioglie e calcina tutte le cose, è penetrante,sottile, incomburente ed è la fonte d’acqua vivanella quale si lavano il Re e la Regina. Di essoabbiamo bisogno in tutta l’intera Opera, in principio, a metà e alla fine,mentre degli altri fuochi detti sopra no, ma solo qualche volta. Congiungidunque questi tre fuochi nel leggere i libri dei filosofi e di certo non tisfuggirà la loro comprensione dei fuochi”.

Quest’ultimo fuoco, chiamato anche “Bagno Maria”, “èun’acqua ignea e solforosa che compie in poco tempo quella generazione ematurazione dei metalli che il Sole produce in centinaia di anninelle miniere della Terra”.

Pontanus, nella sua “Epître du feu philosophique” lo dichiaraindispensabile al compimento della prima, della seconda e della Terza Opera(come talvolta viene chiamata la moltiplicazione dellaPietra) e ci dice che “non è un fuoco comune ma partecipa dello zolfo erompe dissolve e congela tutte le cose”. E’ descritto come un piccolo fuocodi grande intensità, uguale e continuo, che ha il potere di convertire lamateria prima nella Pietra del Filosofi, ma che non èin alcun modo tratto dalla stessa materia prima.

Importante è, però, avverte Pontanus,conoscerne grado e proporzione. Limojon de Saint Didier (citato da Fulcanelli ne “Le Dimore Filosofali”) sostiene che “il fuoconaturale è un fuoco in potenza, che non brucia le mani, ma che dimostra la suaefficacia se è appena eccitato dal fuoco esterno”.

Fulcanelli lo chiama scintilla vitale, fuoco potenziale, spirito racchiuso nellamateria, raggio igneo tratto dal primo FIAT della creazione del mondo e diceche tale fuoco finisce anche col diventare lo stesso Vaso in cui l’Opera sicompie.

Altrove lo stesso Fulcanelli dichiara che i gradidel fuoco dell’Opera sono quattro, di crescente intensità, ed aggiunge: “Nell’OperaAlchemica il fuoco non è quello ordinario […] quindi consigliamo vivamente diconsiderare come prima cosa il rapporto che i saggi hanno stabilito tra ilfuoco e lo zolfo, affinché se ne possa ricavare quella nozione essenziale suiquattro gradi dell’uno che devono, senza fallo, corrispondere ai quattro gradidell’altro; così in poche parole abbiamo detto anche troppo”.

Parteseconda: Il Leone Nemeo e il Leone Verde

“Sappidunque che nessun vegetale né alcun frutto appare o germina senza che il LeoneVerde si manifesti… E’ il fuoco contro natura che devi mirare a scoprire. E’così detto perché è contrario alla Natura sfacendo e struggendo ciò che ella aveva composto con cura preziosa. Questo fuoco nons’alimenta con olio o spirito di vino, ma per mezzo d’una materiaincombustibile, di durata e calore costanti, è un fuoco senza luce la cuicombustione possiede grande virtù ed efficacia;trovarlo nelle tenebre, giacché non luce, non è piccola impresa, ed applicarloconvenientemente all’Opera è ancor più difficoltoso”.

Il Leone è da sempre un animale fondamentale nel bestiario alchemico e, piùin generale, nel simbolismo esoterico occidentale.

Nel “Fisiologo” (un testo gnostico anonimo del IIsecolo D.C.) e nei bestiari medioevali vengono attribuite al Leone tre nature:

<![if !supportLists]>1) <![endif]>Cancella le proprie impronte con la coda quando è sulle montagne e sente l’odore dei cacciatori.

<![if !supportLists]>2) <![endif]>Quando dorme i suoi occhi vegliano.

<![if !supportLists]>3) <![endif]>La Leonessa genera i figli morti e li custodisce.Il terzo giorno il maschio li risuscita con il suo alito.

In Egitto il Leone era considerato l’incarnazione della forza fecondatrice eprocreatrice della Natura, comprendendo in sé sia la celeste luce delsole che le acque telluriche.

Johann Jakob Bachofenriferisce che nell’antico dialetto italico Carontesignificava Leone, derivando dalla radice ar:forza maschile fecondatrice”. Il leone aveva quindiun aspetto solare, ma poteva anche essere collegato al guardiano degli Inferi,come virilità ctonia che risiedenelle acque abissali.

Nei misteri mitraici quello di Leo era ilquarto grado iniziatico e Crono era rappresentato da un dio dalla testaleonina. In questi misteri il Leone era spesso in rapporto con il serpente: un serpente si avvolgeva attorno al corpo di Crono e spesso,nelle rappresentazioni del Taurobolio (l’uccisionedel Toro da parte del dio Mithra) compaiono un leonee un serpente. Legato al pianeta Gioveil grado iniziatici del leone aveva come emblemi: il fulmine di Giove, lapaletta per il fuoco (o per scavare), e il sistro della Magna Mater Cibele. Simboleggiavala conquista del fuoco e rinunciava a purificarsi con l’acqua, versando mielesulle mani e sulla lingua (rito in uso a quei tempi con i neonati). Da questogrado in poi si poteva partecipare ai più segreti riti misterici.I Leoni dovevano controllare la fiamma sull’altare, bruciare incenso e servireil cibo per il pasto rituale mitraico, cherappresentava l’Ultima Cena prima dell’ascesa di Mitra al cielo.

Il motivo del Leone e del serpente in contrasto tra loro èmolto diffuso nella letteratura alchemica. Lo ritroviamo anche nel romanzo delciclo della Tavola Rotonda “Yvain ouLe chevalier au lion”, di Chrétien de Troyes.

(Video) La mafia, il potere, la storia. Incontro con Nicola Gratteri

L’autore fa incontrare al cavaliere nel corsodelle sue avventure un leone che lotta con un serpente. Yvain uccide ilserpente e libera il leone, rischiando di essere divorato dalla fiera, cheinvece diviene il suo inseparabile compagno di avventure.

Affronterà d’ora in poi nemici e difficoltà con il leone al suo fianco.Forza, coraggio, giustizia e nobiltà d’animoerano tutte qualità che venivano attribuite al leone eper questo motivo, tenendo anche conto della grande diffusione dei culti mitraici nell’esercito romano, quest’animalecompariva spesso, assieme all’aquila, sulle insegne militari delle legioni.

All’entrata dei templi figuravano talvolta due leoni, detti leone d’Oriente e leone d’Occidente: la morte e laresurrezione che attendevano gli iniziati, il tramontare e il sorgere del Sole.

Il Leone fu considerato dai Cristiani un emblema di Satana, dell’eresia, e,in particolare, del peccato d’orgoglio, ma era anche l’emblema del Cristo (illeone di Giuda), dell’Evangelista Marco e del Verbo Incarnato.

Una delle fatiche di Ercole consisteva nellacattura e nell’uccisione di un leone che infestava la Nemea,terrorizzando gli abitanti di quella regione.

Secondo la versione di Crisermo, l’animale,caduto dal cielo, era figlio della luna ed era nato da una cista che Selene, suistigazione di Era che voleva nuocere ad Ercole, avevaempito di saliva e schiuma. Sinarra che per riuscire a uccidere la belva che sinascondeva in una tana con due uscite, l’eroe ne avesse ostruita una con unmasso e che avesse impiegato trenta giorni a portare l’impresa a compimento.

Nelle pitture vascolari troviamo quasi sempreErcole ricoperto dalla pelle del Leone Nemeo, con latesta della fiera usata quasi come un copricapo.L’animale venne comunque assunto da Zeus in Cielo edivenne il Leone dello Zodiaco.

Secondo Karol Kerényi(“Gli Dei e gli Eroi della Grecia”), il fatto che caverne come quella del LeoneNemeo venissero utilizzateper riti di morte e resurrezione e che l’Eroe dopo l’Impresa fosse incoronatocol sedano, pianta con cui si adornavano le tombe, fa pensare all’antro delLeone come a un luogo di morte iniziatica erinascita. Questa interpretazione è avvalorata dal fatto che Eracle veniva raffigurato, dopol’impresa del Leone, come se si stesse svegliando da un lungo sonno.

Veniamo ora a parlare di quel soggetto misterioso che gli alchimistichiamano “Leone Verde”.

Vi sono, grosso modo, tre accezioni diverse in cuiil Leone Verde viene citato nella letteratura alchemica.

Lo si trova come sinonimo del solvente o “fuoco contro natura” che rincrudisce imetalli nelle loro miniere riducendoli allo stato dell’acqua e consentendo diestrarne Zolfo, Mercurio e Sale, oppure come alimento del PhiliusPhilosophorum quando questo è ancora rinchiusonell’Uovo filosofico e come bevanda di immortalità o, infine, come mezzo percongiungere Sole e Luna, cioè il Re e la Regina alchemici. Spesso, accanto alLeone Verde, detto talvolta “l’antico leone” (“TheatrumChemicum”), è citato il Leone rosso, come simbolodella stessa materia portata a perfezionamento. Perquesto motivo il Leone Verde è anche detto acerbo.

Ma torniamo al Leone verde inteso come solvente e acido chetutto corrode. Forsemolti avrannovisto in qualche testo alchemico una bizzarra immagine, una delle tante cherendono l`alchimia una disciplina arcana emisteriosa, parlo dell’immagine di un Leone verde che divora il Sole (l’immagineappare ad esempio nel Rosarium Philosophorum).
Questo Leone è l’emblema del processo diestrazione della materia prima degli alchimisti. Si tratta di una sostanza “che tuttimaneggiano ma nessuno sa riconoscere ed afferrare, che deve essere estrattadalla dura roccia, (ma badate, la roccia dei filosofi, non quella volgare!)con un acido che tutto corrode, con un Fuoco Segreto che solo glialchimisti sanno preparare: il leone Verde, appunto.

Questa materia (o, talvolta, l’acido che serve per ottenerla) è un`Acqua che non bagna le mani e un Fuoco che non brucia, èla cosa più preziosa dell`universo, eppure deveessere cercarla nel letame e nei rifiuti e si ottiene mangiando il sole!

Il modo in cui opera l’acido è stato variamente inteso da coloroche si occupano di alchimia come una azione di tipofisico – chimico sulla materia, che la “rincrudisce” riconducendola alla suaessenza e permettendo all’Operatore di estrarne lo zolfo oppure anche come unasottile azione di tipo psichico sull’Operatore, il quale deve rendere "interiore"qualcosa che appare come esteriore e, con l`aiuto delfuoco misterioso, deve spezzareinvolucri che imprigionano energie che, da esterne ed apparentementeestranee a lui, debbono diventare carne della sua carne e sangue del suosangue.
Per questo questa operazione si chiama anche "reincrudimento" della materiae inell’acrostico
VITRIOL (visitainteriora terrae, rectificandoinvenies occultum Lapidem) si parla di "rettificare" qualcosa che è custodito nelle viscere della Terra.

Gli alchimisti da sempre nascondono la natura della loro Materiaprima e delle miniere da cui si può estrarreesotto un fitto velo di enigmatiche allusioni e diermetiche parabole
Dicono ad esempio che essa si trova ovunque: nell`aria,nella terra sulle acque nel fuoco, in ogni luogo insomma, ma che solo l`artista sa come estrarla.
Talvolta l`alchimista vienedescritto come un minatore che la cerca nelle viscere della terra, talaltra lamateria Prima proviene dal cielo come una manna o rugiada e a volte la sostanzamisteriosa è raffigurata come un re immerso nelle acque del mare che supplicail ricercatore di riscattarlo e promette in cambio vita eterna e ricchezzainesauribile

La sostanza umilissima e alla portata ditutti da cui va estratta la Materia Prima è stata denominata da alcuni Caosprimigenio. Va detto che molti ricercatori, accecatidalla stoltezza e dall`avidità hanno ravvisato insostanze molto umili e vili l`Origine della materiaprima, così si sono affannati invano con la rugiada, le urine umane e con altrematerie ancor meno attraenti.

Quello checerto è che i testi antichi sono d`accordo nelsostenere che la materia va raccolta tra il segno zodiacale dell`Arietee quello del Toro, ma che questi simboli non indicano lo zodiaco volgare, ma unmisterioso zodiaco filosofico.
Lo zodiaco volgare è quello che tutti possonoosservare nel cielo, lo zodiaco filosofico invece ha una nauradiversa, fin dai tempi più remoti gli alchimisti hanno creduto che esista uncielo interno all`uomo e dei pianeti e degli astriche lo solcano
Diceva Origene nell’Omelia del Levitico: "renditi conto di essere in piccolo un secondo mondo e chein te sono il sole, la luna ed anche le stelle" e Paracelso asseriva nel Paragrano che "i pianeti che sono in noi sono il vero uomo ed essidesiderano condurci a una grande saggezza"

Talvolta (ad esempio in Dom Pernety, Le favole egizie egreche) l’estrazione dello zolfo con l’aiuto dell’opportuno solvente è stato paragonato all’impresa di Ercole che deviò il corso diun fiume per pulire le stalle di Augia dal letame chele imbrattava. Si intende alludere con ciò al fattoche è possibile conquistare la MateriaPrima, solo invertendo il corso di una corrente che scorre in un senso e di cuiinvece l`Artista deve saper invertire il corso.Questo del resto è perfettamente coerente con gli insegnamenti dell’alchimiaorientale taoista e buddista.

Gérard Dorn e Heinrich Kunrath attribuiscono al Leone Verde un sangue color rosa eKunrath lo mette inrelazione con il pianeta Venere.

(Video) L'opera alchemica - Giorgio Sangiorgio

Michael Mayer nell’emblema 37° dell’“Atalanta Fugiens” (cfr. la citazione riportataall’inizio) ci dice che la comparsa del Leone Verde è preceduta da una forma dimorte, putrefazione e liquefazione della materia che lo contiene, da cui siottiene una specie di “acqua fetida”: “Dopo l’acqua fetida viene il LeoneVerde […]”.

Nel “Symbolaauree mensae” lo stesso Mayerscrive: “Nella nostra opera non entra alcun corpo impuro, eccetto uno che iFilosofi chiamano Leone Verde”.

Il Cosmopolita ne “Il Nuovo Lume Chimico” dàun’interpretazione simile: “soltanto il Leone Verde può aprire e chiudere isette sigilli dei sette spiriti metallici e tormenta i corpifinché non li abbia nuovamente perfezionati, a prezzo di una lunga eperseverante pazienza dell’artista”.

Nel trattato alchemico“Gloria Mundi” è detto che tale Leone divora una grandequantità del suo proprio spirito, spesso è rappresentato nell’atto di ingoiareil Sole o la Luna (cfr. ades. il “Rosarium Philosophorum”)ed è talvolta identificato con Saturno che divora i suoi figli.

Anche Fulcanelli,ne “Il Mistero delle Cattedrali” parla della fase incui opera il “Leone Verde ed acerbo” come stadio dell’arsenico e del piombo chedevono evolversi fino a trasformarsi in argento ed oro. Sinonimi del LeoneVerde, ci dice Fulcanelli, sono Smeraldo deiFilosofi, Vetriolo Verde, Rugiada di raggio, Erba di Saturno, Pietra Vegetale.

Aproposito del Leone Verde come mezzo per congiungere il Re e la Reginaalchemici, citiamo Ripley, che nel suo “Trattatodelle 12 porte” dice che “un solo corpo immondo entra nel nostro Magistero ecomunemente i filosofi lo chiamano Leone Verde. E’ il mezzo ed il modo per congiungere sole e luna,mentre Lambsprinck così commenta la 4ª figura della“Pietra Filosofale”, in cui compaiono un leone e una leonessa: “Questo puòben essere un grande miracolo, che da due leoni se ne faccia uno solo, loSpirito e l’Anima devono essere congiunti e ricondotti al loro corpo”. Civiene anche detto che “i due leoni si nascondono nella valle della tenebra epossono essere catturati solo per mezzo dell’arte”.

Sul Leone Verde come alimento dell’Embrione Filosofico o come bevanda di immortalità citiamo ancora Ripley,secondo il quale il sangue del Leone Verde, sinonimo di spirito e di acqua permanens, è la bevandadestinata alla regina Vergine Lunare degli alchimisti mentre essa è incinta delPhilius Philosophorum,il sole alchemico della resurrezione che trasformerà il piombo in oro.

Ne “Le Nozze chimiche di Christian Rosenkreutz” di Johann Valentin Andreae una vergine mostra al protagonista un Leone vicinoa una fontana, che regge tra le zampe una tavola con la seguente scritta: “Io,il Principe Hermes, dopo tanti danni causati al genere umano, per volontà diDio e con l’aiuto dell’arte, sono trasformato in rimedio salutare e scorro qui.Si lavi chi vuole e mi intorbidi chi ne ha ilcoraggio. Bevete, fratelli, e vivete”.

John Milius nella sua “PhilosophiaReformata” identifica il Mercurio con il Leone Verdee parla di un’acqua che dà la vita e la morte, chiamandola “acquapermanente”, “latte di Vergine” e “fontana spirituale che non fapiù morire chi si disseta alle sue acque” e paragona quindi questo Mercurioall’Ouroboros, il drago che si nutre della propriacoda.Spesso il modo per giungere a questo misterioso Leone è nascosto sotto il velodella mitologia classica.

Ne “L’Entrata aperta al palazzo chiuso del Re”, Ireneo Filaletecosì esorta gli ignari apprendisti: “Apprendete dunque qual è la querciacava sulla quale Cadmo infisse il serpente. Apprendete quali sono le Colombe diDiana che vincono il Leonecarezzandolo, il leone, dico, Verde”.

Nel 16° emblema dell’“Atalanta Fugiens”, Michael Mayer osserva che: “Siccome dopo la figliatai leoni si muovono secondo un cammino obliquo affinché non si scoviil loro giaciglio, si dovranno cercare e rapire i loro piccoli con vigilanza eprecauzioni estreme”.

Nella“Caccia al Leone” di Marchos, il Leone, identificatocon il Re alchemico, viene catturato con l’aiuto delprofumo di una pietra magica, di genere femminile, identificata con la Regina,che finisce con l’inghiottire del tutto l’animale quando questo cade intrappola.

Fulcanelli,infine, ci ricorda ne “Il Mistero delle Cattedrali”che per ottenere il Leone Verde occorre “rincrudire la materia su cui siopera, cioè farla tornare al suo stato primitivo e naturale”.

Dedichiamo infine ancoraqualche considerazione al significato che il Leone Verde che ingoia il sole puòassumere dal punto di vista psichico, se si intende,con Jung,l’alchimia come un’arte cheriguarda l’anima (il che non toglie che possa o debba riguardare anche letrasformazioni della materia e, in particolare, dei metalli).

Chiunque abbia intrapreso una ricerca interiore,sa che essa ha inizio con quello stato di conflitto e inquietudine nel quale sicomincia a riferire ogni questione esterna a unproblema interno. Solo chi sa trasformare ciò che si agita al suo esterno inmetafora e allegoria di un problema interiore, solo costui si è veramente messoin cammino verso una autentica trasformazione.

Il sole rappresenta le energie vitali e lecapacità intellettuali, l’energia che proiettiamo e trasfondiamo negli oggetti chepossediamo, nell’azione che ci lega agli eventi del mondo, nel ricordo di ciòche abbiamo già vissuto e nelle immagini delle persone amate, una energia che rende questi aspetti del mondo “visibili”per noi perché importanti e che utilizziamo per costruire il nostro senso diidentità e per interpretare e percepire . Inghiottire il sole significa allorariappropriarsi di quelle energie, proiettate all’esterno in modo nonconsapevole. Significa ricapitolare e passare al vaglio le proprie esperienze ele identificazioni ad esse legate. Il Leone Verde, l’acido potentissimo, spingequindi l’alchimista a retrarsi del tuttodall’esterno, dissolvendo ogni possibile “bersaglio” che possadiventare o che sia già divenuto un involucro per le sue energie. Spinge l’Adeptoa utilizzare “contro natura” quelle facoltà che lolegavano al mondo, rivolgendole verso l’interno. Solo in questo modol’alchimista può riconoscere, animare e liberare le tre misteriose sostanze dicui dovrà servirsi: lo Zolfo, il Mercurio e il Sale, l’Anima, lo Spirito e ilCorpo Immortale rinchiusi nelle loro prigioni. Si comprende ora perché,nell’immagine del Rosarium Philosophorum,dalla bocca del Leone coli copioso il sangue: il processo che abbiamodescritto non è certo indolore e il distacco dalle cose che vengonoutilizzate, più o meno consapevolmente, per costruire il senso di identità, ilcolpo mortale inferto all’Ego, equivale a una morte psichica.

Si comprende anche perché per dare inizioall’Opera l’alchimista debba costruire il cosiddetto “Specchiodell’Arte”: egli è chiamato ad introiettarel’intero universo.

Una fitta rete di corrispondenze simbolichecollega secondo l’alchimista le varie parti e funzioni del corpo umano agliastri, ai pianeti e ai cicli del cosmo: la corrispondenza tra ilmicrocosmo umano e il macrocosmo deve diventare totale e onnicomprensiva.

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Introduction: My name is Duane Harber, I am a modern, clever, handsome, fair, agreeable, inexpensive, beautiful person who loves writing and wants to share my knowledge and understanding with you.